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La forza della cooperazione

Montrigiasco sta diventando sempre più epicentro dell'agricoltura biologica della zona.
Questo è possibile poiché si sta creando una fitta rete di collaborazioni tra persone focalizzate su obiettivi concreti e comuni: riqualificare produzioni e persone tramite la buona produzione biologica che si avvicini il più possibile alla naturalità dell'ambiente.

Il nostro negozietto sta diventando dunque il fulcro reale di una fitta rete di produttori locali e biologici.

Il nostro punto vendita era nato anni fa in modo un pò troppo elementare forse ma comunque efficacie per i tempi. Da quest'anno, come i nostri clienti si saranno sicuramente accorti, il passo è stato importante.
La nostra idea era quella di aprire le porte anche a prodotti di altre aziende del territorio strettamente legate a noi.
Abbiamo fatto una selezione che va ben oltre la semplice certificazione biologica.

Alla nostra grande famiglia da qualche giorno si sono aggiunti i prodotti di MadreTierra, associazione culturale e colturale di Vaprio d'Agogna che si può definire storica anche se ha avuto un forte declino negli anni. Oggi grazie alle attività dei soci rimasti, ed in primis del nostro amico Ermanno, sta risorgendo dalle proprie ceneri anche attraverso coltivazioni naturali, didattica, vendita prodotti, scambi.
Hanno recentemente costruito un nuovo sito internet che potete vedere in anteprima qui > madretierra.it

Le loro attività entreranno nel vivo a partire dall'autunno ma per ora ci stanno portando in negozio le prime leccornie come il Daikon, il Ramolaccio Nero, la Barbabietola di Chioggia e altro ancora... Ortaggi nuovi o dimenticati da provare assolutamente!


L'aiuto del fungo

L'agricoltura intensiva sviluppata e spinta a partire dalla seconda metà del '900 ha inculcato nell'agricoltore "moderno" l'idea che per coltivare correttamente, il terreno debba essere vuoto e sterile. Esattamente come una tela bianca su cui dipingere.
Questa è il più grande inganno mai messo in atto.
Il terreno fertile non può e non deve essere una tela bianca. La ricchezza di un suolo è determinata dalla quantità di microrganismi che svolgono un'infinita quantità di processi vitali complessi di cui (almeno in gran parte) non conosciamo ancora le funzionalità e le sinergie.
Rispettare il terreno vuol dire incentivare questi scambi tra differenti esseri viventi e tra esseri viventi e ambiente non vivente. Tra "biotico" e "abiotico".

Oggi vi parliamo di un processo molto particolare e importantissimo per la vita delle piante, comprese quelle coltivate in orto: la micorizzazione.
"Micos", dal greco "fungo", indica l'attore fondamentale di questo processo. "Rhiza", dal greco "radice", indica il luogo d'azione.
I funghi sono tra gli antagonisti più pericolosi per le nostre coltivazioni ma possono essere anche dei valorosi alleati. Il regno dei funghi comprende milioni di specie estremamente differenti tra loro.

Alcuni di essi sono capaci di stringere una relazione di stretta simbiosi con le radici delle piante. E' un processo che ha quasi del miracoloso e che è dovuto a milioni di anni di evoluzione.

Lo strato biancastro esterno è composto da micorizze

La simbiosi che si innesca tra pianta e fungo è uno di quei processi fondamentali e importanti che permettono alle piante di essere così rigogliose come le vediamo.

Il corpo del fungo (micelio) è ramificato in ife (filamenti simili a radici) molto fini e sottili poiché composte da una singola fila di cellule che possono anche aggregarsi in "corde" di più ife che assomigliano a finissime radici tipicamente bianche o color crema.

Queste ife riescono ad esplorare molta più superficie terricola rispetto ad una radice vegetale, si sviluppano più velocemente e, cosa estremamente importante, sono capaci di elaborare le sostanze assorbite e trasformarle in altri prodotti più ricchi.

Le micorizze esplorano più terreno e mettono i rete piante differenti

Quando uno di questi particolari funghi incontra una radice specifica di una pianta si lega stabilmente con essa. Alcune micorizze più strette sono in grado di penetrare nella radice della pianta altre invece, pur restando esternamente, restano a contatto di essa. 

Il fungo crea una sorta di filtro attivo tra il suolo e la pianta. E' capace di esplorare, intercettare, assorbire ed elaborare una gran quantità di sostanze e donarle alla pianta.
La pianta, tramite fotosintesi, crea zuccheri e proteine e ne dona parte al fungo che può quindi crescere più velocemente e continuare ad esplorare sempre più terreno.

E' un circolo virtuoso nel quale entrambi gli organismi traggono così tanto giovamento che i risultati possono esser visti ad occhio nudo anche da noi. Vi sono numerose foto comparative che dimostrano lo sviluppo di una pianta su terreno sterile e terreno ricco di micorizze e il risultato è eclatante.

Una agricoltura che sia il più naturale possibile come stiamo cercando di fare noi deve conoscere e incentivare questi processi.
Per far ciò noi cerchiamo di lavorare poco il terreno ma al tempo stesso renderlo più soffice poiché questi funghi hanno bisogno di aria e di umidità per svilupparsi. Terreni asfittici, compatti o saturi d'acqua non garantirebbero la vita delle micorizze.
Cerchiamo di lasciar in campo una buona scorta di residui di coltivazione perché essi si nutrono di sostanza organica in degradazione e humus.
Non di meno importanza è la tecnica di inerbire i punti non utilizzati per la coltivazione e permettere all'erba spontanea di diffondersi anche in orto (naturalmente sino a quando non diviene un problema) perché questi funghi possono legarsi a molte specie vegetali (coltivate e spontanee) creando una fittissima rete sotto la superficie. Più la rete risulta essere estesa e complessa, più scambi avvengono, più le piante (anche quelle che abbiamo piantato!) risulteranno sane, forti, resistenti a stress e capaci di produrre ottimi frutti.

Il ceppo di una nostra verza. Quella "muffa" bianca sono micorizze selvatiche e spontanee

Gli amici dell'orto

Un orto biologico è molto più che un terreno su cui piantare ortaggi da vendere. E' un ecosistema complesso, variopinto, eterogeneo. Un grande e unico organismo vivente multifunzionale in cui bisogna sempre operare con la consapevolezza di non essere soli.
Di fatto gli ortaggi che noi piantumiamo sono semplicemente organismi prodotti e trapiantati in un luogo dove già esiste natura.
Andiamo ad arricchire un territorio già colonizzato da altri esseri viventi e non con piantine nuove.
Consapevoli di ciò bisogna sempre lavorare nel massimo rispetto di chi è lì da più tempo di noi. Piante spontanee e animali selvatici con cui dobbiamo convivere.

Ieri mattina l'ultimo incontro nel campo delle cipolle: un piccolo topolino di campagna stava prendendo il primo tiepido sole mattutino.

E' bello vedere aironi che s'involano dal nostro laghetto dopo una battuta di pesca alla carpa, raganelle e rospi gracidare tutto il giorno, imbattersi in fresche traccie di caprioli e cinghiali.

Il luogo è vivo e vitale.
Quello che vorremmo far passare è l'idea di portare a casa non solo la verdura ma anche un pezzo di ambiente.






Riciclo e riuso

Per produrre in modo biologico bisogna seguire una serie di norme precise che garantiscono una certa modalità di produzione.
Nonostante ciò, le regole scritte sul disciplinare non sono sufficienti, a nostro giudizio, a garantire una reale produzione "bio".
Biologico significa rispettoso dell'ambiente e non esiste rispetto quando si è consapevoli di avere sprechi e rifiuti lungo tutto il ciclo produttivo.

Nella produzione realmente bio va perseguito il fine ultimo di produrre senza sprechi.

Ecco perché ci stiamo concentrando sul riuso di ciò che sino a poco fa consideravamo rifiuto.
I contenitori, per esempio, sono il primo grande gruppo di oggetti predisposti a divenire rifiuto. Il famoso "packaging" è la croce e delizia di ogni produzione. Le confezioni sono comode ma possono divenire un ingombro non indifferente e finire in ambiente molto facilmente creando inquinamento.

Noi abbiamo due tipi principali di confezioni a rischio:
- le piantine da trapianto arrivano infatti in vasche traforate (plateau) molto comode e pratiche ma di pericoloso polistirolo che se disperso o gettato in pattumiera indifferenziata può divenire un reale problema.
- gli ortaggi prodotti noi li vendiamo molto spesso in cassetta (principalmente di plastica) e questi contenitori vengono distribuiti a clienti vari e noi non sappiamo dove finiscano realmente.

cassetta di plastica in uscita

plateau di polistirolo con piantine in ingresso

Sia in ingresso che in uscita abbiamo dunque scarti non biodegradabili potenzialmente pericolosi per l'ambiente.

Fortunatamente abbiamo ideato una filiera di recupero ad hoc.
La nostra amica Francesca (www.layurtanelbosco.it), che ha da poco avviato una nuova attività di produzione di piantine orticole bio, ci ritira i plateau vuoti e li riutilizza per le sue produzioni. Nuove coltivazioni, vecchi plateau.
Dopo qualche ciclo il polistirolo cede e si spacca ed, in quel caso, raccogliamo in modo differenziato questo materiale per evitare di farlo finire nel rifiuto indistinto.

nuove piantine in vecchi plateau

Per quanto riguarda le cassette della frutta in plastica (o legno) invitiamo tutti i nostri clienti a rendercele per evitare sprechi e, anzi, siamo disponibili a riceverne anche di nuove se, qualcuno, ne avesse in casa e non sapesse che farne.
Non buttatele via! Regalatele a noi e torneranno utili per molti cicli ancora.

cassette restituite pronte per essere riempite nuovamente

Alcuni storici GAS, in piena sintonia con questo spirito di riutilizzo, si sono attrezzati con cassette personali riutilizzabili e ripiegabili in modo che siano sempre le medesime che girano tra i componenti del GAS stesso.

cassette personali riutilizzabili, impilabili e pieghevoli

Coltivare BIO non vuol dire solo concentrarsi sulla sola coltivazione ma su tutta una serie di aspetti correlati per poter realmente certificare la propria produzione come rispettosa della natura.